© Parrocchia Sant'Agostino Modena

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La antichissima legame con l'omonima, celebre aAbbazia sita nei pressi di Comacchio, certificato anche da una Bolla Papale datata 1153, dimostra l'antica origine dell'allora piccola chiesa della Pomposa di Modena. Della sua struttura primitiva si possono scorgere solo alcune tracce sulla facciata, rialzata ai tempi della prevostura di Ludovico Antonio Muratori.
Insediandosi presso la pomposa nel 1716, il Muratori aveva trovato la chiesa quasi completamente sguarnita dagli arredi sacri, nonostante lo avesse preceduto nella stessa carica di prevosto il principe Gian Federico, secondogenito del Duca Rinaldo. Già nel 1717 il Muratori promosse la ricostruzione delle fondamenta della chiesa, dotando l'interno, nella sua unica navata, di quattro poco profonde cappelle laterali intervallate in alto da sei tribune. Si occupò poi di ripristinare gli arredi e di sostituire i poveri vasi sacri in ottone con altri in argento (purtroppo perduti a causa delle ripetute requisizioni) nonché di assicurare maggior dignità al quartiere, anticipando in parte gli interventi ducali della seconda metà del XVIII secolo. L'impegno e la generosità del prevosto non vennero premiati: proprio in questa occasione andò disperso un quadro attribuito a Benedetto Gennari dedicato a Santa Lucia, San Giovanni Battista e Santa Maria Pomposa, mentre fu trasferito nella chiesa di Sant'Agostino la natività di Maria di Ercole Setti; chiusa, dunque la chiesa ed adibita a magazzino, le ceneri del Muratori che vi si conservano furono portate in Sant'Agostino (occorrerà aspettare il 1922 perché queste ritornino alla Pomposa, nel 1931 meglio segnalate per il tramite del monumento funebre eretto ad opera di Ludovico Pagliaghi). Solo nel 1814, dopo molteplici traversie, la chiesa di Santa Maria Pomposa verrà aperta stabilmente.
Alcuni anni prima l'edificio era stato allogato alla confraternita di San Sebastiano, sodalizio laico nato nel 1501 nel clima di rinnovamento religioso stimolato anche dai fermenti riformistici che iniziavano a prendere piede oltralpe.
Nel 1762 la confraternita era stata trasferita nella Chiesa di Santa Rosa e più tardi in San Francesco; infine, quando giunse alla Pomposa a rimpinguare con il proprio patrimonio artistico la chiesa, oltremodo impoverita dalle decine d'anni d'abbandono, vi trasferì le sei telette di Bernardino Cervi, adattate alle tribune che le ospitano, il paliotto nell'altare del Suffragio (il secondo a sinistra) e il dipinto dello stesso Cervi che lo sovrasta raffigurante "La Vergine e San Sebastiano che intercedono presso la santissima Trinità a favore delle anime del Purgatorio". Venne inoltre trasferita nella chiesa e sistemata sull'altare Maggiore la copia realizzata nel 1659 da Giovanni Boulanger del dipinto di Correggio raffigurante la Madonna col Bambino, San Sebastiano, San Geminiano e San Rocco.

La chiesa di Santa Maria della Pomposa

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