© Parrocchia Sant'Agostino Modena

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Già nel 1189, pressappoco dove oggigiorno sorge la chiesa, si aveva notizia dell'esistenza di un edificio sacro, che mantenne le proprie caratteristiche fino al XV secolo, allorché in stato di precarietà fu riedificato. Nel 1614, iniziò ad essere demolito per venire poi sostituito da un nuovo, eretto a partire dal 1647, disegnato dall'architetto e scenografo Gaspare Vigarani, coadiuvato dall'architetto della municipalità Cristoforo Malagola, noto anche come Galaverna.

 

Sempre nel 1614, nella chiesa di Santa Maria della Vita, a Bologna, a seguito della caduta di un pezzo di intonaco, apparve un'immagine di Madonna col Bambino dipinta da Simone Degli Avanzi nel 1370 e, nei giorni successivi, secondo quanto riferito avvennero dei miracoli. Fu allora che il capitano modenese Ortensio Molza volle per se una copia dell'immagine che commissionò a Pierpaolo dell'Abate. L'opera venne collocata sotto un portico nei pressi di San Giorgio e della casa di proprietà del nobile Molza. Pure stavolta vennero raccontati fatti prodigiosi. 

 

Nel frattempo la costruzione della chiesa proseguiva e il 21 marzo del 1649 celebrata da una lunghissima processione per strade addobbate per l'occasione, l'immagine della Madonna ribattezzata "del Popolo" (chiamata nel tempo pure "beata Vergine di San Giorgio" ausiliatrice del Popolo Modenese) venne spostata sull'altare maggiore. Molto dopo nel 1831, l'opera su trasportata su tela da Antonio Boccolari poiché pesantemente deturpata, specie dall'umidità e dai tanti anni trascorsi. Tuttavia anche oggigiorno tale immagine appare davvero bella, commovente, tenera: la Vergine vestita con ampio mantello ha il capo appena reclinato verso il Bambino che, in veste bianca le siede sulle ginocchia e volge la testa a guardare i fedeli, mentre le tende affettuosamente le manine per accarezzarla. Nel 1673, sia la Madonna che Gesù Bambino ebbero sui rispettivi capi le corone d'argento donate dal Conte Filippo Molza.

 

I lavori dell'edificio ebbero conclusione solo verso la fine di quel secolo ed il nuovo titolo che assunse l'edificio di culto fu "Santuario della Madonna del Popolo". Nel 1774-75 mentre Modena era governata dal duca Francesco III d'Este, venne soppresso il titolo di parrocchiale e consentito che i padri Scolopi prendessero possesso del luogo sacro.
Nel 1831 sotto Francesco IV d'Austria - Este, si svolsero dei lavori di restauro.

 

Nel 1904 con l'Italia unita, furono i padri redentoristi a prendere possesso di San Giorgio e nel 1915 oltre ad un consistente rifacimento, si effettuò un nuovo restauro, replicato nel 1972. Tra i vari altri riadattamenti, che riguardarono la chiesa e che ci portano fin verso i giorni nostri, molto significativi furono quelli successivi al terremoto del 2012 che colpì la provincia di Modena e che andò ad intaccare pure San Giorgio, chiusa e finalmente riaperta al pubblico e ai fedeli nel 2019.

 

Da un punto di vista storico artistico va notato come l'edificio sia espressione monumentale e scenografica dell'architettura barocca e presenti una pianta croce greca. La facciata (cui contribuirono nei costi per la costruzione il duca Francesco II d'Este e il vescovo Molza) disegnata da Antonio Loraghi, dove si ammira il contrasto tra il colore rosso cupo della muratura ed il bianco del marmo, risale circa al 1685 ed è a due ordini separati da ricca trabeazione.

 

Quello inferiore, a cui si accede tramite scalinata, è scandito da quattro fasci di semicolonne iconiche e presenta due parti laterali rientranti ornate da lesene ioniche; mentre quello superiore mostra due fasci di semicolonne composite affiancati da due contrafforti ricurvi.

 

Assieme alle semicolonne si trovano nove statue erette dai fratelli Andrea e Tommaso Lazzoni, così collocate: ai lati del portone d'entrata, nella nicchia di destra, vi è San Silvestro Papa con un cherubino al fianco; in quella di sinistra, San Giorgio, santo guerriero protettore degli uomini d'arme.

 

Ancora, sopra il timpano ricurvo in marmo del medesimo portone (che racchiude una testina d'angelo) poggiano due figure femminili, rappresentanti le virtù teologali della fede e della carità, mentre sulle due semicolonne estreme, dell'ordine inferiore svettano le statue di Re David e San Giuseppe. Quindi, al centro dell'ordine superiore, è situato un finestrone centrale, provvisto di balaustra, sovrastato da una lunetta chiusa dentro un timpano triangolare con sopra due angioletti. Infine, ancora più in alto, coronante il prospetto della facciata, possiamo osservare un ampio timpano ricurvo sulla cima del quale si erge la Madonna col Bambino e, ai loro lati, due pinnacoli in marmo bianco.

 

Il campanile quadrato è osservabile a fianco dell'abside in via Blasia.

 

L'interno, di notevole effetto monumentale e scenografico, testimonia il gusto teatrale del periodo ed è frutto dello stile del Vigarani, architetto e scenografo di corte, costruttore di teatri, palazzi, ville, eccetera.

 

Sotto Francesco I d'Este la chiesa prossima alla corte Ducale, venne spesso usata come edificio prestigioso per celebrare visite di Stato o glorificare vittorie in guerra, eventi che erano magnificati con musiche effettuate da orchestre sistemate nei palchi. Il pavimento è in marmo bianco e rosso con al centro il monogramma di Maria Vergine. La cupola centrale nella quale si aprono finestre ovali è impostata su quattro ampie arcate che poggiano su una ricca trabeazione che si svolge tutti intorno al perimetro dell'edificio sacro, a propria volta sostenuta da imponenti fasci di pilastri di ordine corinzio.
Tra questi pilastri, colonne scanalate corinzie di dimensioni minori, sostengono tribune angolari simili a palchetti teatrali. Nelle tre cappelle, una centrale e due laterali, vi sono finestre semi circolari.

 

L'insieme delle finestre, attraversate dalla luce, unito all'ombra delle gallerie e delle stesse cappelle, partecipa ad un suggestivo gioco di chiaroscuri.

 

In quella di sinistra dedicata a San Filippo Neri, osserviamo un pregiato altare in marmo qui collocato nel 1806, dopo essere stato parte della soppressa chiesa di Santa Teresa. Sopra il timpano curvo e spezzato, sostenuto da due colonne slanciate, poggiano le statue allegoriche della fede e della carità.

 

L'ancona riproduce San Filippo Neri in adorazione della Madonna del Carmine col Bambino, copia del '600 di opera di Guido Reni. Nel sotto - quadro osserviamo l'immagine del Sacro Cuore, di autore ignoto. Nella cappella a fianco verso l'uscita vi è un piccolo altare con statua moderna di Santa Teresa del Bambino Gesù, e alla parete le immagini devozionali di Santa Lucia e Santa Rita da Cascia.

 

Ancora a fianco in una cappelletta a destra per chi esce chiusa da una pregevole porta del XVIII secolo decorata da fini intagli, sin dall'inizio del '700 si trovava il battistero ed attualmente c'è un crocifisso ligneo del '300.

 

Nel soffitto è raffigurato San Giovanni Battista che battezza Gesù. La cappella di destra dedicata a San Giuseppe mostra un altare in marmo qui spostato nel 1806 da Santa Teresa e in una tela di Antonio Consetti la raffigurazione dell'angelo che annuncia a San Giuseppe dormiente il mistero dell'Incarnazione oltre alla Vergine che si rivolge al cielo, dove appare la colomba .

 

Nella cappella a fianco verso l'uscita, vi è una statua recente di Sant'Antonio da Padova e vicino all'uscita una riproduzione della grotta di Lourdes, con statuette dell'Immacolata e di Bernardette, angolo mariano destinato alla preghiera. L'altare maggiore, riccamente decorato con colonne, cornici e statue, venne realizzato da Antonio e Tommaso Loraghi nel 1666 ed è in marmi policromi.

 

Nel suo sfondo si erge un tabernacolo a forma di tempietto sorretto da colonnette e sormontato da angioletti. La cappella è completata da una cupola con lanterna dalla sommità della quale scende una luce sulla Madonna con Bambino, costituendo un'immagine magnifica, decorata con preziosi fregi. Per l'immagine della Madonna venne istituita una confraternita, artefice di meritorie opere benefiche.

 

Sopra alla porta d'entrata c'è la cantoria sulla quale è collocato l'organo di Giosuè Battani, realizzato nel 1922 utilizzando pezzi del precedente strumento di Giovanni Battista Pignatti.

 

Paliotti, paramenti e altri oggetti sacri rendono ulteriormente interessante la visita in via Farini alla chiesa, famoso santuario mariano della città di Modena.

La Chiesa di San Giorgio

© Parrocchia Sant'Agostino Modena