© Parrocchia Sant'Agostino Modena
La chiesa con convento annesso venne fondata dagli Eremitani Agostiniani nel 1338 su un precedente insediamento dei frati di altro ordine. Ampia, maestosa e austera ricalcava le linee architettoniche tipiche dell'ordine. Il grandioso funerale del duca Francesco I (1659) con tutto l'apparato effimero che trasformò il pio luogo, scelto per l'indiscussa capienza e posizione strategica sulla Via Emilia, in una straordinaria aula celebrativa sulle virtù del defunto, impressionò vivamente Laura Martinozzi, nipote del cardinale Mazzarino e pia consorte del nuovo sovrano Alfonso IV.
Quest'ultimo morirà precocemente, per gotta e tubercolosi, a soli 28 anni nel 1662. La duchessa vedova pensò di replicare esequie altrettanto sfarzose per il compianto marito, trasformando gli interni con ricco e denso apparato decorativo stabile, con lo scopo di celebrare l'antichità, il prestigio e l'esercizio delle virtù nel governo dello stato della dinastia estense.
I lavori del nuovo assetto scenografico furono diretti dall'architetto bolognese Gian Giacomo Monti mobilitando i principali artisti di corte, alcuni dei quali lavorarono al cantiere della reggia di Sassuolo, tra i quali Oliver Dauphin, Baldassarre Bianchi, Sigismondo Caula, Francesco Stringa, Lattanzio Maschio e Giovanni Lazzoni.
La grande navata: è impreziosita dalla ricca decorazione di stucchi (47 statue, 12 busti e 12 rilievi) ed il pregevole controsoffitto a cassettoni, che raffigura la gloria celeste di alcuni santi legati per devozione o parentela alla casa d'Este.
I grandi ovali centrali: raffigurano nell'ordine Santa Margherita regina di Ungheria, apoteosi di Sant' Enrico imperatore, la Beata Beatrice d'Este al cospetto di Cristo il Salvatore in gloria, affiancato dalla Vergine e da Sant'Agostino, San Benedetto da Norcia e la gloria di San Domenico di Guzman. Questo erudito e devoto programma iconografico, segue le direttive teologiche del gesuita padre Domenico Galimberti, influente confessore del duca Francesco e poi della stessa duchessa Laura.
Trasferiti nel 1762 nella chiesa di Santa Maria delle Assi, gli agostiniani dovettero abbandonare anche il vasto convento (già in parte ceduto nel 1756 per la fondazione dell'arsenale militare) e poi trasformato nel grande albergo dei poveri, ora Palazzo dei Musei.
Nella chiesa di Sant'Agostino, durante la visita pastorale del 4 giugno 1988, Papa Giovanni Paolo II ha tenuto un solenne discorso alle comunità dell'università, dell'Accademia Militare e delle scuole cittadine di Modena; dal piazzale della chiesa ha poi rivolto un affettuoso saluto agli infermi del vicino ospedale.
Iniziamo la visita dal lato destro.
Nella prima cappella: terracotta con tracce di policromia raffigurante il "Compianto sul Cristo Morto", opera pregevole del celebre plastico Antonio Begarelli eseguito attorno al 1524-26 per l'oratorio di San Bernardino da Siena che sorgeva nei pressi della chiesa delle Grazie. Soppresso il pio luogo nel 1762, il gruppo fu qui trasportato nel 1785.
Il restauro del 1823, compiuto da Giuseppe Malavasi, portò alla totale eliminazione delle ridipinture compiute durante il Cinquecento e Seicento. Alcuni studiosi ritengono che nel volto di Giuseppe d'Arimatea l'autore abbia voluto ritrarre la propria fisionomia.
Nella seconda cappella: tela di "San Michele Arcangelo che abbatte il demonio", opera settecentesca del modenese Giacomo Zoboli proveniente dalla soppressa chiesa di San Michele. Commissionato per la chiesa omonima di Via Emilia Centro venne qui trasferito nel 1774 il seguito al trasferimento delle parrocchie di San Michele e Santa Maria della Pomposa in Sant'Agostino.
Nella terza cappella: "Pia morte di Sant'Andrea Avellino", iniziato da Geminiano Vincenzi e, a causa della sopraggiunta cecità, portato a termine da Luigi Manzini che vi aggiunse la sovrastante Gloria di Angeli. Venne collocato nel 1827 sull'altare già dedicato a Sant'Edoardo.
Sopra la cantoria: "in Corno Epistolae", pregevole organo a canne contenuto in un elegante cassa lignea, con fregi intagliati da Pellegrino Trevisi, costruito tra il 1518-1519 dall'artigiano bresciano Giovanni Battista Facchetti.
È stato ricostruito successivamente nel 1771 da Agostino Traeri.
Sotto la cantoria: ove un tempo si trovava la grotta della Madonna di Lourdes è stato collocato l'affresco originale, già situato nell'ovale dell'altare seguente, della "Madonna con Bambino" detta "della Cintura" o "della Consolazione", rara opera di Tommaso Barisini, più conosciuto come Tommaso da Modena.
Altare della crociera di destra: apparato devozionale il legno intagliato e dorato del secolo XVII. La grande pala raffigura "Sant'Agostino d'Ippona con un San Guglielmo d'Aquitania inginocchiato, Santa Monica e San Tommaso di Villanova, che venerano l'immagine della Madonna col Bambino" opera del modenese Francesco Stringa.
Nel riquadro superiore: "Sant'Andrea apostolo e San Nicola da Tolentino" con al lato un putto recante un cartiglio, sempre dello Stringa. Nel paliotto: la "Madonna della Cintura" tipica devozione agostiniana.
Nel coretto destro: "Monumento a Paolo Ruffini" matematico, docente all'Università di Modena, scolpito in marmo da Giuseppe Pisani nel 1831. Tomba di Suor Rosalie Thouret, cofondatrice del ramo modenese delle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, sua zia, tuttora operanti a livello parrocchiale.
Altare Maggiore: in marmi bianchi e gialli di Verona, fu disegnato dall'architetto Sante Cavani nel 1837.
Nel coro: statue in stucco di "San Contardo d'Este" e delle Beate "Beatrice I d'Este" e "Beatrice II d'Este" di Giovan Battista Lazzoni.
Sull'arco del presbiterio: "Gloria di San Francesco di Sales", santo protettore di Laura Martinozzi, affresco di Giovan Giacomo Motti e Baldassarre Bianchi.
Nel carretto sinistro: busto in terracotta dello storico Carlo Sigonio sepolto nella chiesa prima dei rifacimenti barocchi, opera attribuita a Antonio Begarelli.
Nella crociera sinistra: grande altare in legno intagliato con decorazioni in oro. Ai lati di due colonne tortili si trovano due grandi nicchie contenenti statue di santi. Al centro piccola ma pregevole tela del modenese Ercole Setti raffigurante la "Natività della Vergine Maria", proveniente dalla chiesa di Santa Maria della Pomposa, compiuta nel 1593. L'altare commissionato da Silvio Molza nel 1662 è opera di Pellegrino Trevisi su disegno di Giovan Giacomo Monti. Le due statue potrebbero rappresentare la "Custodia Angelica" alludendo alla prima dedicazione della cappella.
La visita prosegue verso l'entrata lungo la navata, dopo la cantoria.
Prima cappella: olio su tela "Il Sacro Cuore di Gesù appare a Santa Margherita Alacoque" compiuta nel 1876 da Giuseppe Goldoni, modenese, copia di quello realizzato dal padre Carlo Goldoni per le monache salesiane nel 1866. L'altare marmoreo come gli altri della navata e opera di manifattura veronese del 1824.
Seconda cappella: "Il sogno di San Giuseppe" olio su tela di Francesco Vellani realizzato per le camere dei presidenti dell'adiacente Ospedale di Sant'Agostino e qui collocato attorno al 1782.
Terza cappella: "Sant'Antonio da Padova" di Adeodato Malatesta proveniente dalla soppressa chiesa di Sant'Antonio della Cittadella, venne eseguito nel 1845 e qui trasferito nel 1871.
La chiesa di Sant'Agostino
© Parrocchia Sant'Agostino Modena